Reverse charge: cos’è

Reverse charge: cos’è

Con il reverse charge è chi acquista il bene (o una prestazione di servizi) a pagare interamente l’Iva, al posto di chi l’ha venduto. Vediamo cosa succede in pratica.

Con reverse charge (in italiano, inversione contabile) s’intende un meccanismo particolare con cui si applica l’Iva.

In estrema sintesi, con il reverse charge è chi acquista il bene (o una prestazione di servizi) a pagare interamente l’Iva, al posto di chi l’ha venduto (cedente o prestatore).

Chi acquista, insomma, versa l’imponibile a chi vende, e l’imposta direttamente all’erario. E per l’erario in sostanza non cambia nulla, se non il fatto che quest’imposta gli è stata pagata da chi ha acquistato.

Di conseguenza, possiamo iniziare a tenere a mente questi due punti fondamentali:

  • con il reverse charge la transazione è comunque soggetta all’Iva
  • l’imposta è però a carico di chi compra

Come funziona

Nella pratica, in caso di un acquisto con reverse charge

  1. Chi vende emette una fattura senza indicare l’imposta, e segnala l’applicazione del reverse charge (articolo 17 comma 6 del Dpr 633/1972).
  2. Chi acquista
    1. integra la fattura ricevuta indicando l’imposta dell’operazione di acquisto
    2. registra la fattura nel registro Iva delle fatture emesse e nel registro degli acquisti

In questo modo, chi ha acquistato rende neutro l’effetto dell’imposta sull’acquisto (imposta che non potrà essere usata in deduzione quando sarà il momento della liquidazione periodica).

Reverse charge ed esenzioni: facciamo chiarezza

  • Esenzioni: il reverse charge non ha nulla a che vedere con le esenzioni o I “fuori campo”. Come abbiamo già visto, il reverse charge è soggetto all’Iva.
  • A questo fine e nella prospettiva di chi la incassa, non cambia nulla: semplicemente, l’Iva proviene da chi acquista e non da chi vende.

Perché incentivarlo?

Il reverse charge è anche un utile strumento per la prevenzione dell’evasione. Questo, per motivi molto semplici e pratici.

  • chi vende non ha più l’opportunità di provare a “evitare” il versamento dell’Iva
  • chi compra non può “evitare” di segnare l’Iva sul suo registro delle vendite, perché a qeul punto i conti non potrebbero più tornare

Non a caso, il reverse charge ha aiutato a dare un po’ di disciplina nel movimentato settore edilizio.

Un esempio pratico

Acquistiamo un prodotto a 1.000 euro, e lo rivendiamo subito a 1.500 euro.

Senza reverse charge, la situazione sarebbe questa (caso di Iva esposta):

  • paghiamo al venditore 1.220 euro
  • questa somma comprende 220 euro di Iva, che il venditore versa all’erario
  • incassiamo da chi compra da noi 1.830 euro
  • questa somma comprende 330 euro di Iva: dopo avere sottratto i 220 euro dell’iva per il nostro acquisto, versiamo all’erario 110 euro di iva
  • l’erario incassa in totale 330 euro

Ecco invece cosa succede con la reverse charge (senza Iva esposta)

  • paghiamo al venditore 1.000 euro
  • questa somma non comprende i 220 euro di Iva
  • incassiamo da chi compra da noi 1.830 euro
  • questa somma comprende 330 euro di Iva, che versiamo direttamente e completamente all’erario
  • l’erario incassa in totale 330 euro

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