Contratti di convivenza e coppie di fatto: come funzionano
La questione delle «coppie di fatto» è un argomento di attualità, dove convergono discussioni politiche, ragioni d’etica e arbitrio, mozioni sociali.
L’origine del dibattito è costituzionale: per l’ordinamento italiano la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio. Di conseguenza, senza una normativa che riconosca le unioni civili al di fuori del matrimonio, le coppie non sposate hanno un’unione sostanziale, che non è riconosciuta dal punto di vista formale. Si tratta infatti di persone che «di fatto» hanno fra loro i diritti e doveri di due coniugi, senza però gli strumenti del vincolo matrimoniale per tutelarli.
In questi casi, il contratto di convivenza è l’unica soluzione possibile per regolare i rapporti di una coppia. E il notaio può consigliare le soluzioni migliori per redigerlo, misurate sulla situazione e le aspettative della coppia.
Per capire meglio di cosa si tratta, ecco un colpo d’occhio sulle caratteristiche principali di questo contratto.
Cos’è?
Come dice il nome, è un contratto vero e proprio, con tutti gli obblighi che ne conseguono.
Per l’esattezza è un contratto atipico, che deve avere la forma dell’atto pubblico, «a pena di nullità». Significa, per esempio, che una scrittura privata in questo caso non sarebbe valida.
A chi è rivolto?
Il contratto di convivenza riguarda tutte le coppie di fatto senza distinzione di genere, eterosessuali e omosessuali.
È uno strumento adatto a tutte le persone legate da un vincolo affettivo, che decidono di vivere stabilmente insieme senza sposarsi. E non importa se questa decisione deriva dall’impossibilità o dalla scelta di non sposarsi – per esempio, il primo può essere il caso di due conviventi dello stesso sesso, oppure di due persone già sposate e in attesa che sia formalizzata la loro separazione dal partner precedente (con «sentenza di scioglimento» o «cessazione degli effetti civili del matrimonio»).
Quando può essere stipulato?
Sia prima che durante la convivenza.
Cosa definisce?
Definisce i diritti della coppia in due ambiti principali: patrimoniale (questioni economiche e di proprietà) e personale (per esempio, l’assistenza reciproca in caso di malattia o difficoltà.)
Riassumendo, il contratto di convivenza
- è un contratto atipico che deve avere la forma dell’atto pubblico (la scrittura privata non vale)
- serve a tutelare i diritti di coppie che non possono o non vogliono sposarsi
- può essere stipulato da qualsiasi coppia di fatto, eterosessuale e omosessuale
- può essere stipulato sia prima che durante la convivenza
- definisce i diritti della coppia in due ambiti principali: patrimoniale e personale
Nel prossimo articolo vedremo quali sono gli aspetti pratici che si possono definire, e faremo qualche esempio pratico tratto dall’esperienza. Spiegheremo anche qual è il ruolo del notaio, e come può aiutare le coppie di fatto a trovare la strada migliore per tutelare i propri diritti.
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